Alla domanda “Cosa significa realmente essere in salute?” molti risponderanno “stare bene ed essere privi di malattie”. Essere in salute significa sicuramente essere privi di sintomi patologici che inabilitano una o più funzioni fisiche o psichiche, ma soprattutto significa essere dotati di riserve fisiche e psichiche per contrastare efficacemente gli eventuali squilibri energetici che potrebbero portare a una malattia. Significa, inoltre, avere un reale e percepibile senso di benessere generale e poter raggiungere adeguatamente potenziali e capacità psicofisiche ottimali per rapportarsi al meglio all’ambiente circostante e alla società.
Come possiamo vedere quindi, l’essere in salute, nell’ottica olistica e naturopatica, assume un significato estremamente ampio ricordando che esistono numerosi fattori che vanno ad influenzare la salute e il modo in cui ci si sente.
Per ottimizzare la propria qualità di vita, per prima cosa vanno tenuti presente alcuni elementi importanti quali:
- Alimentazione
- Esercizio fisico
- Soddisfazione famigliare
- Soddisfazione sessuale
- Soddisfazione lavorativa e sociale
- Relax e utilizzo del tempo libero
- Dipendenze e/o tossocodipendenze (psicologiche, alcool, fumo, caffè, farmaci, droghe, etc.)
- Stress, nel senso più lato del temine
- Ereditarietà
- Esposizione all’inquinamento ambientale
- Eccessivo consumo di farmaci
- Inquinamento da radiazioni, campi elettromagnetici, geopatie
- Tempo atmosferico, temperatura e umidità
- Scopi e obiettivi della vita (la fede e il proprio credo)
Alcuni di questi aspetti sono attinenti chiaramente al versante fisico, altri sono prettamente psicologici.
Dal punto di vista fisico è universalmente riconosciuto che tutto ciò che mangiamo, beviamo, respiriamo e tutto ciò a cui siamo esposti avrà senza dubbio un’influenza sulla nostra salute. Allo stesso tempo è impossibile separare gli eventi fisici da quelli psichici. Ogni processo di pensiero, ogni emozione, ogni conflitto, influisce infatti automaticamente sulla chimica del nostro corpo e conseguentemente, per equivalenza, ogni “ingestione” di alimenti può influenzare lo stato d’animo e l’attività di pensiero, cioè i processi psichici.
Il cibo che mangiamo influisce quindi su ciò che pensiamo e di conseguenza su ciò che facciamo. Un antico detto orientale enuncia, a ragione, “tu sei ciò che mangi”.
Per la legge di reciprocità tra mente e corpo, alla quale si rifà la medicina psicosomatica, è vero anche il contrario, cioè che ciò che mangiamo dipende straordinariamente dai nostri pensieri; in poche parole, dalle dinamiche psicologiche della nostra mente.
L’evento “mangiare” è molto più complesso che soddisfare semplicemente un appetito. Un’alimentazione ottimale è considerata un elemento basilare per i propri stile e qualità di vita e ha una duplice funzione: in primo luogo prevenire l’insorgenza di malattie, in seconda istanza assicurare a tutto l’organismo una giusta quantità di energia e una ideale e corretta proporzione di sostanze nutritive e microelementi essenziali.
Il cibo rappresenta un elemento realmente simbolico, una “energia” importante. Ci nutre infatti di energia prima che di materia, perché il nostro corpo vive grazie ad un complesso campo elettromagnetico personale e ad un’energia vitale che organizza tutte le nostre cellule secondo frequenze e vibrazioni non casuali, in risonanza con la terra ed il cosmo.
La mancanza di una base culturale di ecologia alimentare, la presenza di pensieri confusi, ignoranza, inconsapevolezza, conducono a confusioni nutrizionali, a scelte incongrue e incoscienti degli alimenti con i quali cibarsi e ad una conseguente confusione circa gli abbinamenti alimentari. Questi disorientamenti conducono a stati di alterazione materiale ed energetica e quindi a disarmonie più o meno gravi.
La conoscenza e l’esperienza del giusto abbinamento degli alimenti può aiutare a creare un equilibrio psicoenergetico ottimale e un libero fluire delle energie in tutto il corpo, creando un sistema di forze che influirà beneficamente anche sul rendimento mentale e psichico.

