La felicità è un concetto talmente vasto che è sempre risultato difficile da definire. Nella storia dell’umanità sono state ipotizzate molte definizioni, più o meno utili. Molti filosofi si sono interrogati a lungo sulla condizione umana.
Già Aristotele sosteneva che “La felicità dipende da noi stessi”, evidenziando come sia fondamentale l’ascolto delle proprie emozioni. Quando si parla di felicità e infelicità, le persone spesso confondono il rimuginare con la consapevolezza di sé.
Rimuginare significa restare bloccati, intrappolati in pensieri ripetitivi. Essere in contatto con le proprie emozioni e pensieri ci porta invece ad avere uno sguardo sul presente con maggiore consapevolezza, per poter gestire i sentimenti attraverso un’azione concreta. Il fatto stesso di agire è fondamentale per mettere in atto un cambiamento.
La felicità è diventata anche materia di studio. Secondo alcuni studiosi per definirsi tale, la felicità dev’essere un’esperienza presente di un insieme di sensazioni positive e strutturate, evitando di considerarla come la conseguenza di qualcosa. In altre parole va pensata come parte di un percorso di costruzione di noi stessi, come se fosse il primo passo, il primo scalino, il primo mattone.
La felicità, dunque, richiede sforzi, non solo un desiderio. Concentrarci sulla nostra insoddisfazione e augurarci che le cose siano diverse nella vita è una ricetta per l’infelicità. Prendere iniziative, agire verso un cambiamento sembra essere la chiave per intraprendere un cammino migliore.
In questo modo possiamo darci la possibilità di essere veramente consapevoli della nostra felicità e soddisfazione personale. Ognuno di noi è in grado di dare un significato alla propria storia, alle proprie azioni e motivazioni. Senza quel senso, saremo senza direzione. Il senso della nostra vita appartiene a noi e a nessun altro. Per poterlo comprendere dobbiamo entrare in contatto con noi stessi e ascoltarci. Solo a questo punto potremmo sapere che rumore fa la nostra felicità!

