Ritrovare sè stessi dopo il cambiamento

Il superamento delle proprie difficoltà, specie se le stesse hanno richiesto un notevole dispendio di risorse, avvia un processo di riadattamento conseguente che consiste nella ricerca di un nuovo equilibrio personale. Le energie psichiche ed emozionali che vengono coinvolte durante e dopo il fronteggiamento dei propri importanti punti problematici, impegnano sul versante del riassestamento di sé, col fine di ritrovarsi ed accettarsi sulla base di inedite coordinate identitarie.

L’incontro con sé stessi, come individui cambiati dalle contingenze e dagli eventi della propria vita, è un tema che merita attenzione poiché una volta risolti i propri disagi la persona si accorge di essere attraversata da fluttuazioni trasformative significative.

Affrontare volontariamente un percorso di cambiamento corrisponde di fatto ad assecondare l’eventuale portata della diversità che ne può derivare in termini personali ed esistenziali. È proprio questa prospettiva che accentua ulteriormente le resistenze interne già sedimentate in una struttura del Sé che non ammette troppe fluttuazioni e dinamismi.

Il Sé è per sua natura mutevole perché sensibile e reattivo alle sollecitazioni ambientali, e per il suo equilibrio ha bisogno di mediare fra istanza conservativa e spinta all’evoluzione. I disagi, infatti, nascono spesso dal confondere la necessaria stabilità con la rigidità e nell’equivocare il dinamismo vitale e la ricchezza interiore con la frammentazione e con un caos privo di direzione o principi ordinatori.

Ciò di cui si sente più bisogno durante un percorso di cambiamento su questioni salienti della propria vita è di avvertire un senso di continuità e congruenza che ci faccia percepire come soggetti integrati, certi di poter contare su punti fermi e conclamati. Spesso, i percorsi di cambiamento destabilizzano questa esigenza, immettendo una irruente sensazione di perdita e di lacerazione interna. In fase di accompagnamento alla ricerca autonoma delle soluzioni le persone mostrano la propria resistenza, di natura totale e totalizzante, la cui pervasività trova sovente il soggetto poco pronto o non sufficientemente propenso o motivato ad intraprendere un cammino che prevede l’inevitabile ristrutturazione di sé.

La richiesta, esplicita o implicita, comunque di natura paradossale, è spesso quella di voler cambiare tutto senza cambiare niente!

Il cambiamento può essere percepito come un rischio da includere all’interno della categoria “costi”, piuttosto che “benefici”, esasperando il timore di mobilitarsi verso un nuovo orizzonte esistenziale e rendendo difficile l’ammissione del legame fra modificazione del fattoriale esterno e metamorfosi interiore.

Quando facciamo riferimento a diventare persone nuove però, non parliamo delle maschere e delle sovrastrutture che mistificano la nostra autenticità animica. La riflessione è indirizzata all’impegno della progressiva demolizione dei vari strati che ricoprono la nostra reale essenza.

Per questa ragione, un periodo difficile o un problema rilevante può essere colto come occasione preziosa per riprogrammare se stessi e non solo la propria vita. Nuova vita implica persona nuova, altrimenti è solo la coazione a ripetere la brutta copia di ciò che già conosciamo e facciamo, col rischio di ignorare il proprio potenziale creativo.

Un individuo che sceglie di farsi avviluppare dal processo di caring di una relazione d’aiuto, dovrà essere dunque monitorato anche in quella delicata fase in cui incontrerà se stesso, rinato, sotto diverse spoglie.

Restituire a noi stessi un nuovo abito e ri-conoscerci o recuperare un rapporto che ha attraversato un guado burrascoso fatto di ostacoli e sofferenze, rappresenta una sfida fortificante. È un momento di grande intensità vitale domandarsi: “Chi sono, adesso?”

Potranno emergere inevitabilmente confronti col passato, con le cose perdute, ma anche con le cose guadagnate, in un bilancio di perdite e ricavi che è il processo naturale della ridefinizione di sé, in vista di riconquistare una nuova identità con la quale re-imparare a convivere, da apprezzare e valorizzare. Manifestare a sé stessi il punto di incontro fra morte e rinascita è un passaggio cruciale per la ricostruzione della propria identità.

Ritrovarsi dentro una cornice che ancora non si conosce del tutto, espone allo svantaggio della regressione, e quindi del comodo ritorno agli habitus mentali e comportamentali obsoleti e inadeguati. È un momento delicato in cui è necessario consolidare il senso del cambiamento e attivare il senso di autoefficacia (o agentività) congiunto altresì alla percezione realistica dei propri limiti e dei punti di maggiore vulnerabilità.

Dopodiché risulta altrettanto fondamentale tradurre nella pratica i nuovi obiettivi e propositi che hanno motivato il faticoso cammino del cambiamento. Senza una ricaduta in termini concreti circa i motivi per cui ci si è assunti l’impegno di condurre sé stessi nel cambiamento, non potrà essere riconfermato il senso per cui si è realizzata una precisa svolta.

In conclusione, il superamento delle proprie criticità problematiche, non si limita al controllo sugli elementi contestuali della realtà caratterizzata dal problema, ma può essere considerato un percorso maturo ed effettivo, a vero carattere evolutivo, soltanto se procede di pari passo con la riprogrammazione di sé, per estendere le proprie aree di autonomia e di espansione creativa.

Elena Milocco

Counsellor Professionista Albo Aico

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