Di empatia se ne parla spesso ed è una parola molto utilizzata. Ma di cosa si tratta e quanta esperienza in realtà noi ne facciamo durante la nostra vita?
L’empatia è la capacità di percepire, sentire o vedere il mondo come lo vive un’altra persona mantenendo separati e distinti i sentimenti e i valori altrui dai propri. A dirla tutta però riuscire a farne esperienza è tutt’altra storia!
Molto spesso l’empatia è una qualità innata che riscontriamo in alcune persone e può facilitare notevolmente i rapporti umani ma non tutti hanno una naturale propensione caratteriale o sono stati educati fin da piccoli ad utilizzarla.
Un percorso di vita basato sulla crescita personale credo non possa che essere intrecciato alla maturazione emozionale e all’esercizio di questa capacità seppur in un contesto sociale che a volte sembra non contemplarla più come valore primario.
Per esercitare l’empatia il primo passo è separarsi per qualche istante da sé stessi, dalle proprie credenze, abitudini, giudizi, idee, ed allargare la visuale contemplando quella dell’altro con i suoi punti di vista, idee e credenze. E’ utile utilizzare una sorta di osserv-azione neutrale accompagnata da respirazione lenta e in stato interiore calmo. Uno stato interiore caotico attrae necessariamente l’attenzione verso di noi ed è uno dei motivi di difficoltà di gestione nelle liti e perdita di contatto empatico.
Il secondo passo è entrare nel mondo emotivo dell’altro e provare ad esplorarlo, a fare contatto e conoscerlo, anche se il suo ci appare un pianeta completamente capovolto! Il processo potrebbe prevedere un ascolto profondo attraverso i nostri sensi. Il momento del contatto con l’altro nelle sue diversità crea una sorta di spazio accogliente in cui i confini si sciolgono, la coscienza evolve e non ci sono ostacoli. A volte si ha la sensazione di indossare i vestiti dell’altro, la sua pelle, le sue espressioni e si percepiscono le sue reazioni. Poi ad un tratto ognuno torna dentro il proprio sé, nella propria casa. E si riassapora la propria identità.
Ci sono due trappole ad ostacolo all’empatia in cui si può incappare. La prima è che si può entrare in una sorta di risonanza emotiva o di identificazione, ovvero io non sono più separato da te ma sono simile a te, sembra che fluiamo insieme. Ciò significa che un qualcosa dell’altro ha toccato una nostra esperienza che non abbiamo ancora risolto ed allora cerchiamo una specie di “alleanza” amplificando l’intensità delle emozioni sentite in accordo con quelle dell’altro ma che in realtà sono nostre; tale processo blocca l’empatia e crea confusione.
La seconda trappola è che chi non riesce a distanziarsi dalle proprie proiezioni narcisistiche non riesce a fare contatto. Può accadere che entrare nell’altro non solo è cosa a cui siamo poco abituati ma che non ci piace, non è nelle nostre corde perché non ci permette di abbandonare quel controllo che abbinato al giudizio può tenerci in salvo dal provare cose che ci fanno male o ci mettono a disagio e dal dolore.
Dunque non si nasce propriamente empatici ma l’evoluzione umana attuale ci spinge con urgenza all’apprendimento ed ad un allenamento vitale e creativo di tale capacità che può germinare già dall’adolescenza con esercizi e giochi appropriati.
Elena Milocco Counselor Professionista Iscritta albo Aico FVG nr. 57 dal 25/02/2011
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