Alimentazione e segnali del corpo: come leggere le reazioni dell’organismo?

I segnali che il nostro organismo manifesta spesso non vengono presi in considerazione o vengono sottovalutati. Il modo migliore per capire le reazioni del nostro organismo all’introduzione di alimenti, che si tratti di allergie o intolleranze, è quello di osservare tutti i segnali inviati dal nostro corpo.

Le intolleranze alimentari scatenano reazioni soggettive, cioè i sintomi variano molto da persona a persona. Il fatto che i sintomi si manifestino in un organo o in un certo sistema piuttosto che in un altro dipende dalle caratteristiche genetiche individuali. Ognuno ha predisposizioni e resistenze alle intolleranze, alle allergie e alle patologie, determinate dal proprio corredo genetico. Per questo ogni individuo deve poter collegare eventuali disturbi legati all’alimentazione, osservando le manifestazioni del proprio corpo dopo l’ingestione dei cibi e verificando di persona, con prove ripetute, ciò che accade. Solo così è possibile capire quali alimenti procurano delle reazioni e quali correlazioni esistono tra i sintomi e i cibi consumati.

I segni possono riguardare:
• la pelle: pruriti, arrossamenti, pallore del viso e delle mani, eruzioni cutanee, sudorazioni, sensazione di calore o di freddo, estremità fredde. I pruriti si possono manifestare in ogni parte del corpo, in testa, dentro o dietro le orecchie, agli occhi, sulle mani, sulle gambe e in particolare nel cavo popliteo (dietro le ginocchia), sulle braccia, sugli organi genitali, etc.
• gli occhi: oltre al prurito, si possono presentare arrossamento, secchezza, bruciore e lacrimazione eccessiva, alterazioni della vista, tremolio delle palpebre.
• le vie aeree superiori (cavità nasali, faringe, laringe, trachea): formazione di muco e di catarro, naso chiuso, croste nel naso, starnuti e starnuti a raffica, sensazione di qualcosa che graffia la gola, alterazione della voce, muco sulle corde vocali.
• le vie aeree inferiori (bronchi e diramazioni bronchiali): tosse, catarro bronchiale, formazione di una salivazione schiumosa bianca, dispnea (difficoltà respiratoria).
• il sistema digerente (labbra, cavità orale, esofago, stomaco, duodeno, intestino tenue, intestino crasso, ano): bruciori, gonfiori, irritazioni rossori delle labbra o del loro contorno, gonfiore della lingua, bruciore delle papille gustative, secchezza, irritazione della fauci, bocca urente (che brucia e pizzica), afte o ulcere ricorrenti in bocca, reflusso esofageo, reflusso gastrico, bruciori allo stomaco, nausea, stipsi o diarrea, gonfiori addominali, emorroidi, meteorismo, flatulenza.
• il sistema nervoso e neuromuscolare: tic nervosi, tremolii delle mani o di altre parti del corpo, alterazioni della scrittura, sindrome ipercinetica dei bambini, mancanza di concentrazione, mancanza di energia e tendenza ad affaticarsi facilmente, sonnolenza, stanchezza cronica, ansia, palpitazioni e tachicardie, agitazione, nervosismo, cefalee, emicranie, vertigini.
• vari sistemi dell’organismo: crampi, formicolii, sonnolenza dopo i pasti, russamento, apnee notturne, dolori muscolari e articolari.

Tutti questi segnali e altri che si possono manifestare in tempi e modi diversi, sono riconducibili molto frequentemente a intolleranze alimentari che alterano l’equilibrio immunitario. Spesso, alcuni di essi, soprattutto quelli che hanno a che fare con il sistema nervoso, vengono erroneamente considerati fenomeni che interessano solo la psiche o stati di tensione nervosa, emotiva o stress, dimenticando di valutare l’aspetto dell’alimentazione.

Il metodo per indagare eventuali intolleranze alimentari si riduce a poche regole:
1. Semplificare i pasti introducendo da 2 a non più di 4 alimenti contemporaneamente, soprattutto utilizzandone solo 1 o 2 di quelli che si ritiene possano essere dannosi. Per chi si trova in una situazione di salute critica è fondamentale ridurre drasticamente il numero di alimenti consumati ad ogni pasto (da 1 a 3 al massimo).
2. Annotare in una sorta di diario tutto ciò che si mangia durante la giornata e metterlo in relazione con ciò che si manifesta nell’organismo. È importante anche annotare a che ora si manifestano eventuali reazioni.
3. Sospendere l’alimento ritenuto dannoso per qualche giorno (da 7 a 10) e poi reintrodurlo in modo da poter stabilire un chiaro collegamento tra cibo e sintomatologia.

In questo modo potremo imparare a leggere autonomamente i segni che l’organismo ci trasmette, individuando ciò che a livello alimentare provoca i disturbi, così da aiutarci a mantenere nel tempo un miglior stato di benessere.

di Lorella Coseano
Naturopata

Articoli consigliati